Se vi occupate di grafica da un po' sicuramente avrete sentito parlare di TTF o Type1, di PostScript, ATM, o di OpenType. Ma cosa sono? Cosa significano realmente queste sigle? Quando e dove si usa un formato, piuttosto che un altro? Avete un po' di confusione in testa? Avete ragione! L'evoluzione dei formati di font è davvero intricata: proviamo a fare chiarezza.
Non si può affrontare l'argomento senza chiarire da subito questa differenza fondamentale.
Un font bitmap ha, per ogni carattere e per ogni dimensione, un'immagine bitmap che viene utilizzata per mostrare il carattere stesso, immagine che lo descrive pixel per pixel, esattamente come accade per qualsiasi immagine manipolata tramite i classici programmi bitmap (per esempio, Photoshop, Paint Shop Pro, Corel PhotoPaint, Gimp... )
Classici esempi di font bitmap sono non solo i tanto di moda 'pixel font', ma anche quei font utilizzati normalmente dal sistema operativo per i menu, le finestre e simili. Il principale difetto dei font bitmap è di essere ben poco scalabili (ovvero vengono visualizzati bene solo alle loro dimensioni naturali, come è chiaro dall'esempio).

Un font vettoriale definisce i singoli caratteri descrivendoli attraverso formule matematiche, o per meglio dire, vettori. Queste 'formulÈ descrivono le linee che costituiscono il singolo carattere, esattamente come succede per le immagini vettoriali, che tradizionalmente si manipolano con programmi come Illustrator, CorelDraw o FreeHand.
In realtà i font file di qualsiasi formato contengono, oltre alla descrizione dei singoli caratteri, molte altre informazioni. Ad esempio, alcuni font file vettoriali contengono anche dati di hinting.
Lo hinting è un sistema che, in base ad esigenze dimensionali, modifica la forma del carattere o della sequenza di caratteri. Un esempio per capirci meglio: quando usiamo un font a dimensioni molto piccole può capitare che alcuni tratti, i più sottili, diventino impercettibili, compromettendo la leggibilità del font stesso.
Il meccanismo di hinting in questo caso fa si che le linee più sottili di tanto vengano leggermente ingrossate, recuperando così la leggibilità perduta. Volendo, potete pensare allo hinting come ad un meccanismo intelligente di adattamento del carattere all'uso che ne viene fatto.
Per capire come i formati di font si intersechino, è utile seguire la storia della loro evoluzione.
Agli albori dell'era tecnologica, quando i primi pc erano rari e molte aziende utilizzavano soltanto terminali, il font era uno solo, visualizzato solo sul monitor, era bitmap ed aveva un solo corpo. Con l'arrivo dei primi Macintosh (intorno al 1984) la scelta dei font si fa più varia, restando sempre però su font bitmap visualizzati a schermo. Circa un anno dopo, nasce la tecnologia PostScript, destinata a rivoluzionare l'intero mondo dell'editoria e della grafica.
Il formato PostScript é un formato vettoriale di immagine creato per la stampa; questo formato permette per la prima volta di descrivere in modo vettoriale e quindi più preciso e meglio scalabile un font, un riempimento od una immagine al tratto ad una stampante PostScript in grado di comprenderlo e passarlo su carta.
Il formato Type1 è un formato vettoriale di font, basato sulla tecnologia Postscript, rivolto inizialmente alla sola stampa. Il sistema è stato integrato subito da Apple; i Macintosh sono quindi i primi computer ad aver avuto a disposizione un così potente e versatile mezzo di stampa.
Siamo circa nel 1987, e Adobe è unica detentrice di tutti i diritti sul formato PostScript, e quindi unica produttrice di font Type1. Decisa nella sua posizione di voler mantenere il controllo sul mercato dei font ad alta qualità, rende disponibili le informazioni tecniche su Type1 solo con molti limiti, mantenendo riservate, ad esempio, tutte le informazioni riguardanti il sistema di hinting.
La Apple, cui andavano stretti questi vincoli imposti da Adobe, si allea con la allora nascente Microsoft per creare una nuova specifica per i font. Nasce così il formato TrueType (TTF).
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