di: Ester Liquori 24 Novembre 2006
Bisogna aiutare il pubblico a costruire uno schema di connessione fra le idee esposte. Utili strumenti a questo scopo possono essere frecce e riquadri per formare dei diagrammi sequenziali.
A questo proposito il contenuto ideale per una presentazione sono i grafici e le tabelle. Questi schemi costituiscono la rappresentazione grafica dei dati empirici esposti dal relatore. Dati di tipo numerico, grafici, percentuali verbalmente elencati senza poter essere visionati sarebbero sterili e noiosi, oltre che estremamente confusionari.
Evitate di importare direttamente sulla vostra presentazione schemi e tabelle da altri tipi di documento e realizzateli invece direttamente con gli strumenti del programma che state utilizzando per creare le slide. Questo potrà sembrare un lavoro aggiuntivo immotivato ma vedrete che vi consentirà una maggiore flessibilità della vostra presentazione nel momento in cui vi ritroverete a dovere cambiare singoli dati.
Prima o poi tutti a tutti tocca l'ingrato compito di occuparsi di creare una presentazione e spesso non si ha la minima idea di cosa questa dovrà contenere. Meno sono le idee sui contenuti e più si cerca di stupire la platea, stordirla con il fantasioso accostamento di font, colori, sfondi e, dulcis in fundo, effetti di transizione.
Come spesso succede in grafica "meno è meglio". Font e colori devono essere usati in maniera funzionale. Corpo un po' più grande e colore diverso per il titolo, unico colore per il testo e al massimo uno o due altri colori per elementi che volete evidenziare o differenziare. Grassetti, sottolineati e ombre sono da evitare perché fanno perdere al testo leggibilità.
Anche per quanto riguarda le forme è meglio attenersi alla regola della semplicità usando colori pieni e forme geometriche regolari per le rappresentazioni grafiche.
Se desiderate usare uno sfondo fate in modo che non contenga forme chiassose. Lo sfondo deve essere di contorno e non invadere la scena. Niente fuochi d'artificio o palloncini dunque ma sfondi quanto più possibile uniformi.
E veniamo alle animazioni e transizioni, ovvero gli effetti che permettono di far comparire in un milione di modi il testo e gli elementi di una diapositiva nonché di rendere "fantastico" il passaggio da una diapositiva all'altra.
Bisogna evitare nella maniera più assoluta le animazioni che regolano la comparsa del testo. Il pubblico si innervosisce perché sa che deve "comparire" qualcos'altro e non ascolta l'esposizione orale finché non ha sotto gli occhi tutto il testo.
Da evitare anche la maggior parte delle transizioni. Riavvolgimenti della pagina, frammentazione in quadratini che crollano, scomposizioni di vario genere, apertura della slide a tenda, a scacchi, a scorrimento, con spirali. La cosa peggiore è che spesso non si sceglie un unico modello di transizione e si applica quello a tutte le diapositive ma si fa sfoggio di fantasia cambiando effetto ad ogni slide. In questo senso l'invito è alla più assoluta sobrietà, le migliori transizioni, perché non invasive e più "naturali", sono la dissolvenza e lo sfumato, evitiamo quindi tutte le altre.
La concatenazione forzatamente logica delle slide si presta bene sia all'uso didattico che professionale a patto che la creazione della presentazione venga sempre e comunque rigidamente pensata e strutturata. L'uso ossessivo di effetti e animazioni nel tentativo di mantenere alto l'attenzione della platea deve essere abbandonato in favore di una preparazione più seria da parte del relatore. La presentazione non può essere ricca quanto l'esposizione orale ma deve servire da supporto alla stessa, un relatore che semplicemente legge le slide è un relatore che non ha una vera conoscenza dell'argomento e non è in grado di sostenere un discorso in proposito. Come relatori si deve fare di meglio come pubblico si può pretendere di più.
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